• nene823

Cosa lasciare andare? E perchè?


Tutti dicono che bisogna lasciare andare… oggi va di moda dirlo dappertutto, gridarla ai quattro venti, raccontarcela nei salotti buoni ma… perchè?

Ci raccontiamo che serve per poter essere leggeri, per poter fluire meglio nella vita, per poter affrontare meglio la vita, per liberarsi dai pesi, dal passato, da tutto quel che impedisce un “viaggio” proficuo e realizzante.

Ma cosa si deve lasciare andare?

Normalmente si è portati a pensare di, dover lasciare andare le cose materiali della vita…

lasciare andare un partner che ormai “non amiamo più(ne sei sicura/o?)”

lasciar andare un lavoro che è diventato troppo pressante

lasciar andare un bene materiale che stiamo difendendo con tutto noi stesso e che ci sta sfinendo

lasciare andare la ricchezza

lasciare andare qualcosa di materiale…

ma siamo sicuri di aver capito davvero il senso profondo del… lasciare andare?

Ci siamo chiesti almeno una volta perchè stiamo soffrendo per questa situazione che… vogliamo lasciar andare?

E, se ce lo siamo chiesto, qual’è stata la risposta che ci siamo dati?

Siamo rimasti ancora nell’idea che, questa “cosa materiale e tangibile” che ci sta facendo soffrire (e che dovremmo(?) lasciare andare) sia la vera causa delle nostre sofferenze?

Cioè… siamo ancora convinti che, le nostre sofferenze siano causate da qualcosa che è materiale e che sta al di fuori di noi stessi?

Quante volte abbiamo visto persone che lasciando andare una situazione della vita, dopo poco tempo, al massimo un paio di anni si sono ritrovati in qualcosa di totalmente nuovo ma con la stessa sofferenza di base dalla quale sono “scappati”?

E ancora peggio, quante volte abbiamo visto persone che finalmente libere da qualcosa di materiale che hanno lasciato andare si sono ritrovate catapultate in una qualche malattia a volte anche grave?

Quante volte abbiamo detto…

“adesso che si era liberato da quel problema si è ammalato e manco mò si può godere la vita”…

quante volte abbiamo visto dinamiche simili?

Se pensiamo che, il lasciar andare sia un liberarsi da un problema materiale, stiamo sostanzialmente scappando, lo stiamo facendo in un modo sicuramente più elegante… ma comunque stiamo sempre e semplicemente… SCAPPANDO.

Scappare dalle situazioni della vita che ci fanno soffrire, non porterà mai a nessuna guarigione e presto si ripresenterà lo stesso malessere di base con anche un pò di aggravamento.

Non sempre ci renderemo conto dell’aggravamento perchè nel frattempo la nostra “soglia di sopportazione” si sarà un pò elevata, ma credetemi, le situazioni si aggraveranno sempre di più.

Anche le malattie sono il frutto di qualcosa che… ci ha tenuti sotto pressione per troppo tempo, cose che avremmo fatto bene a, lasciar andare… ma non certo i fatti materiali, anzi, quelli, i fatti materiali che ci fanno soffrire, dovremmo benedirli e tenerceli stretti stretti perchè “in quella sofferenza c’è la chiave di ogni causa della stessa sofferenza”.

PierGiorgio Caselli, nel suo video “le dinamiche del corpo di dolore” che vivamente vi consiglio di vedere, spiega molto bene il perchè della necessità di attraversare il proprio dolore.

A parole mie io dico…

non potrai mai scappare da qualcosa che ti fa soffrire fino a quando non l’avrai risolta dentro di te.

Puoi cambiare le situazioni esterne, ma non cambierai mai l’emotività che quella stessa situazione ti genera dentro se non la comprendi nella sua profondità.

Tutto quello che ci succede quotidianamente e soprattutto quel che ci fa soffrire non è altro che il frutto di una nostra personale focalizzazione mentale che, a sua volta, ha “il compito(sottinteso)” di materializzare una nostra sofferenza interiore.

Non è la situazione esterna che ci fa soffrire, ma solo “il nostro modo di vederla”, la nostra focalizzazione mentale.

Ogni sofferenza è un richiamo ad una sofferenza interiore, se non fosse così, la eviteremmo tranquillamente.

Il nostro inconscio ha una capacità incredibile (per la mente) di vedere “oltre il tempo e la materia” e di anticipare ogni problema facendocelo evitare e… anche quando non fosse proprio possibile evitarlo, riesce a metterci sempre nella condizione di non soffrirne più di tanto.

Quando invece la sofferenza la sentiamo, la vediamo, la viviamo in noi stessi, allora vuol dire che ci riguarda, ma non a livello materiale, bensì a livello interiore, cioè, c’è qualcosa in noi che ha letteralmente bisogno di quella sofferenza per potersi esprimere.

Il meccanismo però è molto più semplice di quel che sembra, se solo riuscissimo a vederlo nel momento in cui inizia la manifestazione.

Seguimi bene in questo passaggio…

C’è un momento, che può essere di un tempo variabile da pochi attimi fino a qualche secondo in cui, all’inizio di una sofferenza, noi abbiamo una specie di silenzio interiore in cui emerge un ricordo molto chiaro di un evento della nostra infanzia.

Sono attimi, raramente durano alcuni secondi, sono momenti in cui, noi riviviamo qualcosa della nostra infanzia.

Se ce ne accorgiamo e non interveniamo con la nostra mente, in quel momento vediamo la causa della sofferenza che da lì a pochi secondi si materializzerà nella quotidianità che stiamo vivendo in quel momento.

Abbiamo praticamente appena visto il copione che stiamo per mettere in scena.

Si, un copione, come in un film.

Questo è quello che facciamo quotidianamente, recitiamo un copione, anzi, una serie di copioni.

Non è un solo ricordo ad affiorare quotidianamente ma una quantità da impazzire, si dice che abbiamo quotidianamente almeno 60,000 (si, hai letto bene, sessantamila) pensieri al giorno ma in realtà, sono 60,000 richiami alla nostra infanzia, richiami a cose che nell’infanzia non abbiamo compreso e che attraverso la focalizzazione mentale di oggi vogliamo in qualche modo rivivere per poter rivedere la scena nella speranza di comprendere quel che ci è sfuggito nell’infanzia.

Se ci pensiamo bene, siamo semplicemente geniali, riuscire a pescare dalla scena quotidiana tanti particolari per poter ricomporre una scena e rivivere cose del passato, escludendo tutto il resto che comunque è sempre lì presente, solo che in quei momenti di focalizzazione mentale non lo vediamo più… è semplicemente straordinario… Geniale.

Ogni cosa che facciamo in qualche modo può richiamare un ricordo del passato, anche le cose che fanno gli altri, anche un rumore con una frequenza particolare, un colore particolare, un oggetto, una breve sequenza di parole, una voce simile a qualcosa che abbiamo sentito nella nostra infanzia, una combinazione di odori, una sensazione tattile, una espressione particolare… qualunque cosa, in qualche modo richiama qualcosa della nostra infanzia e attraverso questo richiamo, se la cosa è di importanza rilevante, la nostra mente comincia a focalizzarcisi cominciando a ricercare sempre più particolari simili o assimilabili, fino a spingere perfino gl